In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Carissima Marta,
mi hai scritto della tua amarezza nel constatare le divisioni che ci sono nel mondo, i contrasti, le guerre fatte con le armi e quelle in cui non si vedono carri armati ma giochi commerciali e finanziari che arricchiscono una piccola parte dell’umanità e mandano alla fame centinaia di milioni di persone. È la globalizzazione dell’egoismo e dell’arroganza di chi ha scienza, tecnologia e denaro a danno di chi non ne ha. Oggi, più che mai nella storia, l’umanità è divisa: globalizzata sì, unita no! Somigliamo anche noi ai Nazaretani del vangelo di oggi: non abbiamo imparato la lezione di Gesù, ancora.
Aveva detto: sì, il Messia sono io. E i suoi compaesani erano contenti di avere uno di loro così illustre, famoso, che avrebbe guarito i malati, avrebbe risolto tanti loro problemi, avrebbe fatto salire il prestigio di Nazaret, avrebbe reso Israele molto potente… Gesù respira quest’aria e chiarisce loro le idee: “sono venuto per portare i doni del Messia alle ‘vedove’ e ai ‘lebbrosi’ pagani, ancora di più di come hanno fatto i profeti Elia ed Eliseo prima di me”. Per loro è uno schiaffo in piena faccia! Li ha toccati nel loro orgoglio nazionale e religioso, in fondo, nel loro egoismo. E passano immediatamente dall’ammirazione alla rabbia cieca: “se i tuoi doni non sono per noi, allora non li avrà nessuno e tu devi morire!”. Vogliono ucciderlo. Ma Gesù, passa in mezzo alla folla omicida e se ne va. È l’anticipazione di quello che succederà a Gerusalemme: passione, morte e risurrezione. Gesù, mandato per fare di tutti gli uomini la famiglia di Dio, è per tutta l’umanità e non a vantaggio di un piccolo gruppo; anzi, da vero profeta, manda in crisi proprio quelli che pretendono di avere più diritti degli altri sui doni di Dio e si disinteressano dei fratelli.
Tu ed io viviamo in questo mondo egoista e stiamo dalla parte di quelli che hanno tutto, il necessario e anche tanto superfluo. Ma il Signore è venuto a salvare i poveri e i bisognosi. Noi ci troviamo di fronte a una scelta impegnativa: o collaboriamo con Gesù a salvare i fratelli o saremo tra quelli di cui Gesù ha detto: “Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame…” (Lc 6, 25). Tu, come puoi essere in pace con coloro che hanno fame? Pensi di poter mangiare il necessario, vestirti con sobrietà, rinunciare alle cose inutili e aiutare con generosità chi ha meno di te, vicino o lontano che sia? La bella notizia di Gesù, salvatore dell’umanità, oggi può arrivare ai poveri solo attraverso la carità dei cristiani.
Ti auguro una domenica che ti apra il cuore e le mani verso i fratelli bisognosi.
il tuo donS
Evita le spese inutili e controlla quanto riesci a raccogliere per offrirlo ai poveri.