Il profeta Geremia offre un criterio per anticipare il giudizio del Signore in modo da vivere con sapienza: chi si fida di ciò che proviene da Dio e avvicina a lui si pone nella condizione favorevole per una vita buona e utile a sé e agli altri; al contrario, chi si fida di ciò che viene dal mondo e allontana da Dio rovina la propria vita e danneggia gli altri.
Così dice il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamarisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti».
Di fronte a scelte importanti a volte agiamo con fretta o superficialità. Il profeta Geremia ci pone di fronte alla scelta fondamentale della vita: fidarsi di Dio o no? La persona saggia si rende conto della posta in gioco e si ferma a meditare con calma, valutando i pro e i contro, cosa è richiesto e quali sono le conseguenze. Da questa scelta, dipendono tutte le altre, anche nella vita quotidiana.
Se Cristo non è risorto, le conseguenze sono devastanti per il messaggio evangelico e Paolo ne elenca alcune: la fede cristiana è svuotata, i peccati non sono stati cancellati, i morti con questa fede non sono salvi, i cristiani sono degli illusi. Ma Cristo è davvero risorto.
Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
In effetti, tanti considerano i cristiani persone stupide, che non sanno vivere e credono a cose incredibili e insensate. Ma noi ci giochiamo la vita su due pilastri: Cristo è risorto; e tutti gli altri sono fratelli da amare, fino a dare la vita. Il primo pilastro poggia sulla testimonianza di 12 apostoli che hanno visto Cristo risorto e l’hanno annunciato al mondo; il secondo poggia sull’insegnamento di Gesù. Per noi due verità che rendono la vita degna di essere vissuta e spesa.
A differenza di Matteo, che segna le beatitudini con un timbro 'spirituale', Luca ha delle beatitudini molto concrete e le fa rivolgere da Gesù ai discepoli, che hanno scelto di seguirlo. Così anche aggiunge il commento negativo dei 'guai', per mettere in guardia le comunità cristiane dal rischio di lasciarsi fuorviare dalle lusinghe della ricchezza e dei piaceri di questo mondo.
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Nel brano evangelico c’è un ‘salto’, mancano due versetti (“...che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti”) che ci stavano molto bene per ricordare i motivi per i quali la “gran folla” cercava Gesù: nell’ordine, “ascoltarlo” ed “essere guariti dalle loro malattie”. Non è trascurabile anche il fatto, ricordato pure da Marco (5,30), che toccare Gesù equivale ad essere guariti (possiamo pensare da qualsiasi malattia del corpo e dello spirito), per una forza che usciva da lui senza bisogno di parole o di gesti. È in questo contesto che Luca inserisce le 'sue' beatitudini, diverse da quelle di Matteo, e i suoi 'guai!', che Matteo non ha. Ancora notiamo che, mentre Matteo considera le beatitudini un ‘insegnamento’ e dedica il ‘voi’ solo alla nona beatitudine, Luca dipinge Gesù con gli occhi alzati “verso i suoi discepoli” non tanto per insegnare, quanto per proclamare, e usa il ‘voi’ per tutte e quattro le beatitudini. Certo la folla ascolta, tuttavia il testo induce a pensare che quel 'voi' sia riferito ai discepoli, che sono poveri, perché hanno lasciato tutto, per seguire Gesù; hanno fame, perché chi dona tutto e si dona, sperimenta le ristrettezze e anche la fame; piangono, perché chi segue Gesù non ha vita facile e, incontrando ingratitudine e disprezzo, può sperare solo che le lacrime siano asciugate da Dio; infine, certamente saranno perseguitati a causa della loro fede in Gesù. Quando il Signore continua con i “Guai a voi…”, minaccia non solo coloro che, rifiutando di credere, cercano ricchezza e potere, ma anche e soprattutto quei discepoli che, pur avendo scelto di seguire il Signore, si lasciano affascinare dalle promesse di una felicità, che allontana da Dio e dai fratelli.
Queste beatitudini realizzano uno schema che a Luca piace molto ed è quello del rovesciamento della situazione ad opera del giudizio di Dio: chi in questo mondo gode, indifferente a Dio e ai fratelli, avrà la sua parte di sofferenza in questa vita o nell’altra (cf 12,16-21; 16,19-31); chi in questo mondo soffre, dimenticato dai ricchi e potenti, avrà la sua parte di felicità da Dio stesso.
D’altra parte il 'guai' non è da considerare una condanna, piuttosto un richiamo urgente e definitivo e Luca lungo il suo vangelo indicherà la strada della conversione per i ricchi e i gaudenti: condividere con i poveri le proprie ricchezze e realizzare una vera fraternità.
Chi sceglie di pensarla alla stessa maniera di Gesù, va sicuramente incontro alla persecuzione degli ‘altri’, ma il Signore non promette la vittoria in questo mondo: ne faranno esperienza i martiri che verseranno il sangue e quelli che impegnano la vita in una quotidianità di amore fraterno, che però sarà disturbata dai mille persecutori manifesti e occulti, ricchi di mezzi, di potere e di impunità.
Basta guardarci attorno per accorgerci che viviamo in un tempo e in una cultura che, forse, come mai era accaduto nella storia del nostro paese, non solo rovescia le ‘beatitudini’ e i ‘guai’, ma considera la vita gaudente in ogni campo come un traguardo da raggiungere, qualcosa di legittimo e desiderabile. Non è una stranezza per nessuno che questa cultura sia presente nella Chiesa e negli uomini ‘di Chiesa’.
Spesso parrocchie, diocesi e anche la Curia vaticana (lo ha denunciato diverse volte Papa Francesco), si lasciano guidare da una logica terrena, fidando più nelle alchimie del potere e del denaro, che nel vangelo. Gli occhi di Gesù, alzati verso i discepoli, ci invitano ad ascoltare con attenzione il suo annuncio di verità eterna sulla felicità dell’uomo.
Le beatitudini oggi sono affidate alla Chiesa perché le proclami ancora e ancora al mondo intero. Ma la proclamazione è inefficace, anzi controproducente, se non è sostanziata dalla testimonianza, umile ma vera, dei cristiani, a cominciare da tutti i pastori.
In questa cultura come cristiani non possiamo avere l’obiettivo di andare d’accordo con tutti, per essere apprezzati, stimati e ricevere favori. Vivere e annunciare il vangelo ci mettono necessariamente in prima linea nella denuncia di tutto ciò che è in contrasto con l’insegnamento e l’esempio di Gesù; senza crociate, ma facendo la verità nella carità e nella disponibilità ad accettare la persecuzione… se vogliamo godere della “grande ricompensa” promessa da Gesù.
SPUNTI PER L'ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
Anche se seguire Gesù comporta sacrifici quotidiani, proviamo a viverli nella gioia e senza lamentarci.