La professione di fede del pio ebreo non è fatta di verità da capire e da credere, ma di fatti da narrare, nei quali appare chiaramente la bontà e la fedeltà di Dio, che ama il suo popolo e mantiene le sue promesse.
Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».
Anch’io posso fare una parafrasi di questa professione di fede degli ebrei, facendo un elenco degli avvenimenti importanti della vita in cui ho riconosciuto l’intervento del Signore per la mia crescita nella fede e nell’amore per lui e per i fratelli
Paolo sta riflettendo sulla sorte del popolo di Israele, che non ha accolto il Messia. Gesù è venuto per tutti, ebrei e pagani, senza distinzione. Una nuova differenza però si impone sulla base dell'atto di fede primordiale: riconoscere che Gesù è Signore, cioè figlio di Dio e Messia. Questa professione di fede richiede l'adesione della vita e il coraggio di testimoniarla con la parola.
Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
La fede nasce dall’ascolto, diventa convinzione, richiede l’adesione di tutte le dimensioni della persona, si esprime nelle scelte di ogni giorno, spinge alla testimonianza. Ma attenzione: qualunque fede (anche quella in Dio) senza l’amore porta alla divisione e alla guerra, come abbiamo visto nella storia e come vediamo anche oggi nel mondo.
Dopo il battesimo, insieme ai peccatori, Luca continua a presentare Gesù come veramente uomo, uno di noi, guidato dallo Spirito e sottoposto alla tentazione. Egli ripercorre l'itinerario del popolo di Israele nel deserto e quello di ogni uomo e donna nel corso della vita terrena, ma il Figlio di Dio ne esce vincitore, senza operare miracoli.
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Per ciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Questo brano è una sorta di sintesi del vangelo di Luca: Gesù al centro, mosso dallo Spirito Santo, incontra il Padre nel deserto; tentato, lotta e vince agevolmente contro il ‘divisore’ (è il significato del termine greco ‘diavolo’, colui che vuol dividere l’uomo da Dio) con l’aiuto della Sacra Scrittura; conferma con forza di voler essere figlio che obbedisce al Padre. La conclusione rimanda al momento decisivo della lotta, quando il diavolo vestirà i panni dei capi dei sacerdoti e lo tenterà a salvare se stesso, scendendo dalla croce.
La scena non pretende di essere una cronaca di come si sono svolti i fatti, ma sicuramente dice come gli evangelisti Luca e Matteo (che hanno una fonte comune) vogliono presentare ai cristiani il modello Gesù, uomo, tentato come noi, ma vincitore per se stesso, che però traccia anche la strada della vittoria per noi.
Entriamo nella scena.
Gesù nel battesimo era stato riconosciuto dal Padre come il Figlio amato. Il diavolo lo raggiunge nel deserto, alla fine del ritiro spirituale di quaranta giorni di preghiera e di digiuno, quando Gesù è preso dalla debolezza della fame. L’‘avversario’ (è il significato dell’ebraico ‘satana’) non contesta il fatto che lui sia il Figlio di Dio, solo cerca di convincerlo ad interpretare il suo ruolo di figlio in un modo un po’ diverso da come lo pensa il Padre.
Le tre tentazioni sono lo schema di tutte quelle possibili e si riferiscono ai rapporti fondamentali di ogni persona: con le cose, con Dio e con gli altri. Le pietre trasformate in pane rappresentano il possesso delle cose senza rispettare l’ordine naturale, per soddisfare i propri bisogni, reali o fittizi; così Gesù viene tentato ad utilizzare poteri divini per non sottostare alle debolezze della natura umana; il prostrarsi davanti al diavolo simboleggia il cedimento a seguire il padre della menzogna che propina illusioni, solleticando la sete di potere sugli altri; il buttarsi dal pinnacolo del tempio esprime l’ansia di successo e di consenso delle folle, con la pretesa, falsamente fondata sulla Scrittura, di avere anche l’aiuto di Dio, non per realizzare la propria missione, ma per affermare se stesso .
Gesù, rispondendo solo con espressioni della Scrittura, si riconosce come figlio che tutto ha ricevuto dal Padre e non ha niente di proprio da vantare, se non l’amore ricevuto e a cui vuole corrispondere. Il tentativo del diavolo di strumentalizzare la Parola, infine, serve a Luca per denunciare coloro che leggono la Bibbia a pezzettini, cercando appoggi per giustificare dottrine o orientamenti morali propri. Il cristiano che legge questo brano ha così davanti a sé il modello da seguire nella lotta contro il vero ‘nemico’.
La lotta con Satana, però, non finisce qui, continua e troverà il culmine sulla croce, quando l'avversario non parlerà in prima persona, ma darà voce a tutti quelli che deridono e ingiuriano il Signore, sfidandolo a scendere dalla croce e a salvare se stesso.
SPUNTI PER L'ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
Combattiamo la tentazione da cui ci lasciamo vincere più spesso.