Davide, di fronte alla possibilità concreta di eliminare il nemico che lo cercava per ucciderlo, ricorre a un principio profondamente religioso: non va toccato, perché appartiene a Dio.
In quei giorni, Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco, Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore. Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. Davide gridò: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».
Ci sono molti modi per eliminare qualcuno dalla nostra vita. Per esempio, l’indifferenza è figlia di un odio nascosto, che ha scelto di non fare del male concreto, ma cancella l’altro, lo ignora. Ma tutti sono consacrati del Signore, fratelli nostri e figli del Dio vivente. Neanche le colpe gravi di un fratello ci autorizzano a maltrattarli o ignorarli. La misericordia lascia la porta aperta al ritorno del fratello e trova sempre strade nuove sulle quali incontrarlo.
Già i rabbini si interrogavano su come sarebbe avvenuta la risurrezione. L'apostolo Paolo, che conosceva bene le loro ipotesi, le abbandona per lasciarsi istruire dalla risurrezione di Cristo. Quando risorgeremo, riceveremo non lo stesso corpo che avevamo su questa terra, ma un corpo spirituale, a somiglianza di quello di Gesù risorto.
Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.
Tutti abbiamo un po’ di curiosità su come saremo in Paradiso: cercare le risposte o immaginare ci porta fuori strada. Ci basta il Nuovo Testamento: sappiamo che avremo un corpo risorto, somigliante a quello di Gesù. Non perdiamo tempo ed energie dietro la curiosità. Ciò che conta è somigliare ora a Gesù non nel corpo, ma nello spirito e non ci basterà tutta questa vita.
Luca raccoglie in questi versetti gli insegnamenti più alti che riguardano i rapporti con gli altri, che devono essere animati dall'amore gratuito e dal rifiuto di ogni violenza. La meta della vita morale non consiste nell'agire in modo da osservare la legge, ma nel somigliare al Padre nel suo modo di amare.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
A chi il Signore Gesù rivolge questo programma di vita così impegnativo da far tremare chiunque? All'inizio del discorso della 'pianura' aveva alzato gli occhi verso i discepoli e quindi ha rivolto a loro le beatitudini, come abbiamo ascoltato domenica scorsa. Ora si rivolge «A voi che ascoltate...». Chi 'ascolta' è sempre il discepolo, quindi possiamo ritenere che gli imperativi contenuti in questo brano siano rivolti a loro (e a noi cristiani). La folla (di quel giorno e anche di oggi) però è presente e certamente ode le parole di Gesù e può reagire in due modi: sentirsi interpellata e/o recepire gli elementi per verificare se coloro che si dicono discepoli vivono davvero gli insegnamenti del Maestro.
Mettendo insieme 'amate' e 'nemici', Luca offre subito il comando più impegnativo, che, mentre contraddice i movimenti interiori degli uomini 'normali' e il comandamento veterotestamentario, indica il vertice della capacità di amore nella vita in questo mondo. L'amore viene tradotto in un concreto 'fare del bene', che nella pratica può essere preceduto e preparato dal benedire e dal pregare. Così Luca insinua che i rapporti tra persone richiedono da parte del discepolo la consapevolezza della presenza del Signore, perché è alla sua luce che i cristiani impostano le relazioni ed è da lui che ricevono la capacità di amare in questo modo 'divino'. La conclusione di questa prima parte (“come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro”), conosciuta come 'regola d'oro', traduce al positivo il detto contenuto nel libro di Tobia e stabilisce semplicemente il confine tra il mettere se stessi al centro del rapporto (so cosa gli altri debbono fare per il mio bene e lo voglio) e il riconoscere che anche l'altro ha diritto che io gli faccia del bene.
La seconda parte è illuminata dalla conclusione: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». La misericordia possiamo considerarla come la traduzione pratica dell'amore di Dio per ciascun uomo, perciò non riguarda solo, né principalmente, il perdono delle colpe, ma in toto il prendersi cura della vita di ciascuno, buono o cattivo che sia. Ed è una misericordia amorevole, gratuita quella che il Padre ci dona, prima di qualunque nostro possibile merito, tanto è vero che questa misericordia non si ritira di fronte ai nostri peccati. Quindi il comando di somigliare al Padre misericordioso non è impossibile, ma richiede non di essere, ma di agire come lui nei riguardi dei fratelli, buoni o cattivi, prendendosi cura della loro vita, per come ci è possibile e per quanto essi ce lo consentono, senza arretrare di fronte alle loro mancanze. Gli esempi di questo amore misericordioso diventano più comprensibili e realizzabili, se pensiamo che il Padre ci ha amati, quando noi non lo amavamo, ci ha fatto del bene, quando noi gli abbiamo fatto del male con i nostri peccati, ci ha 'prestato' i suoi doni gratuitamente, con la fiducia che li avremmo utilizzati per il bene e non ce li ha tolti, quando li abbiamo utilizzati per il male.
La terza parte è un invito pressante e anche un monito che ci mette in guardia. Gli uomini sono facili a giudicare e condannare i propri simili, anche lasciandosi guidare da pregiudizi culturali, razziali, religiosi... Il Signore ci avvisa che la condanna degli altri si trasforma in condanna di noi stessi, mentre il bene che facciamo agli altri diventa un tesoro che ci arricchisce al di là dei nostri meriti.
SPUNTI PER L'ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
Possiamo iniziare pregando ogni giorno per una persona che ci ha fatto del male o che ci ha creato qualche difficoltà in famiglia o sul lavoro.