Il profeta Isaia racconta l'esperienza della sua vocazione attraverso l'immagine di una visione e sottolinea tre elementi: la santità di Dio, che aiuta l'uomo a riconoscere il proprio peccato; la purificazione donata dal Signore alle persone che chiama; la risposta del profeta, che accetta il compito di parlare al popolo a nome del Signore.
Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Mi piace pensare che il carbone ardente che purifica la nostra vita sia l’amore misericordioso di Dio Padre che arriva a toccarci nel corpo e nello spirito attraverso Gesù, crocifisso e risorto. Questo avviene ogni giorno, perché ogni giorno il Signore ci chiama a trasmettere l’amore che riceviamo da lui ai fratelli che incontriamo con la parola di testimonianza, ma ancora di più con gesti concreti di amore fraterno.
Gesù è risorto davvero. È questo il cuore e il fondamento della predicazione evangelica rivolta a tutte le genti. La difficoltà di alcuni cristiani di Corinto, cresciuti alla scuola dei filosofi greci, è affrontata con decisione e forza da Paolo: è la fede in Cristo risorto che ha cambiato la sua vita. Senza questa fede il cristianesimo non sta in piedi.
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
Paolo, peccatore e persecutore, convinto e molto impegnato, della Chiesa, diventa apostolo. C’è speranza per ciascuno di noi, peccatori, certamente non persecutori, ma forse un po’ disamorati di questa Chiesa con tanti problemi e sotto assedio; il Signore Gesù ci chiama a diventare apostoli, a convertire la nostra vita, prima di chiedere la conversione degli altri, e a testimoniare agli altri la nostra fede e il nostro amore per lui e i fratelli.
Luca nel racconto della chiamata particolare di Pietro raccoglie diversi elementi per l'identità e la missione della Chiesa, simboleggiata dalla barca condotta da Pietro: è dalla Chiesa che si può ascoltare la parola di Gesù; i pastori mettono tutto a disposizione del Maestro; si fidano e obbediscono a lui, anche al di là delle proprie competenze; si riconoscono peccatori; seguono il Signore, per aiutarlo a salvare gli uomini.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano
con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Nella scena della 'vocazione' di Isaia colpiscono in particolare due elementi.
Il primo: il profeta è consapevole di essere un peccatore che appartiene a un popolo di peccatori e, non sentendosi degno di stare alla presenza del Signore, teme di morire.
Il secondo: avuta in dono la purificazione, Isaia ascolta una domanda del Signore, che sembra non sapere chi scegliere come profeta e, senza che egli sia chiamato esplicitamente, si offre spontaneamente per una missione, che ancora non sa in cosa consista.
Anche la Chiesa è un popolo di peccatori, ma il Signore cerca pure oggi chi si renda disponibile a essere chiamato e mandato in missione, per portare a tutti il messaggio di salvezza.
L'apostolo Paolo, mentre ribadisce con forza l'annuncio della risurrezione di Gesù, come fondamento della fede, passa dall'umile riconoscimento del proprio peccato, alla consapevolezza di aver dato una risposta piena e generosa alla missione ricevuta dal Signore Gesù; così giunge a mettere da parte qualunque tentazione di autoesaltazione e ad innalzare invece la lode alla bontà di Dio, che lo ha reso capace di essere un vero apostolo.
Nel brano evangelico sono da notare anzitutto la cornice di folla e quindi l’intensità del rapporto personale che si instaura tra Gesù e Pietro, in una specie di contrasto apparente.
Luca sottolinea la presenza di una folla, addirittura soffocante, quasi a segnare una rivincita dopo il rifiuto dei nazaretani. Ed è durante un 'bagno' di folla che Gesù chiama attorno a sé i suoi apostoli, i quali lo accompagneranno nel viaggio verso Gerusalemme. Della folla si dice che assedia Gesù, non per i miracoli, ma per ascoltare la parola di Dio: Gesù è allora il profeta che attira uomini e donne perché rivela il volto di Dio (in tutto il vangelo Luca lo mostrerà come Padre misericordioso).
Riguardo a Pietro Luca ne dipinge la vicinanza a Gesù (gli aveva già guarito la suocera ed era entrato in casa sua), l’impegno e la competenza nel lavoro, la disponibilità a 'prestare' la sua barca a Gesù, una timida informazione prima dell’obbedienza fiduciosa, la fatica nell’accogliere il dono di una pesca ‘esagerata’, lo stupore e il timore di trovarsi di fronte a una manifestazione divina, il riconoscimento della propria indegnità (non perché avesse chissà quali colpe morali, ma perché pensava che in quanto uomo-peccatore non meritasse di stare alla presenza di un inviato di Dio), la sua risposta immediata nel seguire Gesù, insieme ai suoi soci e amici.
Quanto a Gesù possiamo, penso, immaginare la sua intima gioia, quasi giocosa, nel fare un miracolo non richiesto con il risultato, in un primo tempo, di stupire quelli che avrebbe chiamato, ma soprattutto per spazzare via con una sola frase le paure di indegnità e rivelare che Dio si serve di ‘peccatori’ per chiamare a sé e salvare altri ‘peccatori’.
In Luca questa è la prima chiamata esplicita ed è rivolta a Pietro in particolare. Non è difficile pensare che la barca su cui sale Gesù per evangelizzare la folla sia simbolo della Chiesa. Così l'invito fatto a lui di portare la barca al largo e pescare (cioè tirare fuori dal mare del peccato gli uomini bisognosi di misericordia e di salvezza) annuncia il compito speciale che Pietro avrà di guidare la Chiesa a nome di Gesù, dopo l'ascensione.
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